Koenji: Tokyo punkabbestia

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La vita quotidiana in Giappone, sottotitolo Il soliloquio di una insegnante, è un piccolo blog che seguo con piacere (l’indirizzo è http://ciamiciami.blogspot.com/).

Si tratta del blog di una donna giapponese che parla un pochino di italiano, e pubblica ogni tanto delle foto della sua vita a Tokyo, accompagnate da brevi pensieri su come i luoghi, il cibo, le persone la fanno sentire.

Non è una cosa così strana: i giapponesi adorano l’Italia, la sua cultura e la sua lingua, e ci è capitato più di una volta che qualcuno che aveva studiato un po’ di italiano ci attaccasse bottone sui mezzi pubblici, sentendoci parlare (ed è molto difficile che i giapponesi attacchino bottone con gli estranei! Lo fanno, immagino, solo con gli italiani, che identificano come persone calorose e “amiciare”).

Vedere ogni tanto le foto dei dolcetti comprati da questa signora, i palazzi che fotografa quando passeggia, insomma la sua Vita quotidiana in Giappone, appunto, è una piccola dose di serenità e felicità. È bello, poi, rivedere nelle sue foto, nelle sue considerazioni, piccole cose che riconosco.

Come questo post sugli yokocho che, scrive, si è prefissa di visitare:

http://ciamiciami.blogspot.com/2020/04/obiettivo-prossimo.html (anche se il post completo è nella versione giapponese del suo blog: https://plaza.rakuten.co.jp/soliloquio/diary/202004120000/)

Gli yokocho sono dei vicoli pieni di piccoli izakaya (la versione giapponese dei pub) e di minuscoli ristorantini, uno dietro l’altro, dove si va la sera per mangiare e bere, saltando continuamente da un locale all’altro e stando soprattutto in strada. La versione giapponese della Vucciria-by-night a Palermo, in pratica.

La blogger parla di una zona piena di izakaya, sotto il cavalcavia della stazione di Shinbashi. Quando ho letto il suo post mi è subito tornata alla mente una zona che io e Claudio abbiamo visitato due anni fa: un vicoletto pieno di izakaya un po’ punkabbestia, vicoletto che, in realtà, non è altro che un tunnel sotto una ferrovia. Credevo si trattasse dello stesso posto di cui parla lei, invece quello che abbiamo visitato noi è sotto la stazione di Koenji.

 

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Anche a Tokyo esiste il Bar Alba! È un baretto poco raccomandabile nascosto in un vicolo dietro la stazione di Koenji…

 

Come eravamo finiti in un posto del genere? Un posto in cui esci dalla stazione, ti avventuri sotto di essa e trovi tutta una serie di localini, alcuni proprio nei cunicoli sotto il cavalcavia, altri un po’ più agevoli, ma comunque dove sorseggi una birra mangiando yakitori poggiati su delle ceste da fruttivendolo riconvertite a tavolino?

 

La storia ha a che fare con gli Smashing Pumpkins… a giugno 2016 siamo stati a Shimokitazawa, il quartiere hipster di Tokyo (e prima o poi scriverò un post anche su Shimokitazawa…) e abbiamo girato un po’ per i localini della zona.

Che sono tanti.

In particolare siamo finiti in una palazzina di sei piani dove ogni piano corrisponde a un locale. Un minuscolo locale (tipo di 10 metri quadri al massimo). Noi quella sera ci siamo infilati in uno di questi locali: di fatto nient’altro che un salottino, gestito da un adolescente giapponese un po’ nerd-darkettone, quasi al buio (illuminato da una bellissima finestra dalla quale si vedeva la movida di Shimokitazawa… spettacolo!), pieno di oggettistica dark-punk, con pupazzi di Nightmare Before Christmas ovunque e i video degli Smashing Pumpkins proiettati in loop su una parete… personalmente questo contesto, per quanto piacevolmente eccentrico, mi aveva dato una nota di malinconia, collegata ai ricordi dell’adolescenza, al tempo che passa e che non ritorna…

Comunque, questo locale si chiamava “comp.“.

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In questo screenshot di Google maps si vede la palazzina di cui parlo: è quella sulla destra, con la scala esterna rossa.

L’anno dopo, tornati a Tokyo, ho cercato questo locale su Google, senza successo (abbiamo poi scoperto che in questa palazzina i localini avevano cambiato tutti nome e gestione, cosa che succede costantemente a Tokyo).

Su Google Maps avevo però trovato un altro locale un po’ punkettone, il PUMP, che si trova appunto nel quartiere di Koenji.

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Il PUMP Izakaya – foto tratta da questo sito

Quartiere in cui non eravamo mai stati, e che non viene nominato da NESSUNA guida che avevamo letto. Su internet, in italiano, non si trova quasi nulla, perfino Marco Togni e Patrick Colgan, fanno appena degli accenni al quartiere e nulla più.

Troviamo questo sito in inglese, però, che descrive il quartiere.

È a Koenji, spiega, che si è sviluppata la scena punk di Tokyo negli anni ’70, e da allora è rimasto un quartiere “alternativo” e di protesta, che ha resistito al boom edilizio degli anni ’80 per poi trasformarsi nella zona “vintage” dal 2001. Nel 2001, infatti, è stata aggiornata la PSE law, lo standard di sicurezza dei prodotti elettrici ed elettronici.

IMG_20180522_200940_wmKoenji si è trasformato quindi nel quartiere dove i nostalgici potevano comprare, vendere, o trovare pezzi di ricambio per vecchi giradischi, impianti hi-fi, mangianastri, ma anche vecchi giocattoli degli anni ’70 e ’80, in generale tutti i “pezzi d’antiquariato” che erano introvabili perché non più “a norma”. 

Come non farci una visita?

Ci andiamo l’ultima sera che eravamo a Tokyo (il giorno dopo saremmo partiti per la Valle di Kiso).

Koenji è a un paio di fermate di treno da Shinjuku, la zona degli uffici. E già il viaggio in treno è un’esperienza. Prendendo il treno da Shinjuku poco prima di cena, fra l’altro un treno diretto non in centro ma verso la periferia, significa prenderlo insieme alla folla di salarymen (gli impiegati in giacca e cravatta) caratteristici di Shinjuku e che sembrano spostarsi quasi in branco nello ore di punta.

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L’imponente Palazzo del Governo, la cui presenza sovrasta Shinjuku.

E un treno che si allontana dal centro, al tramonto, è spettacolare: hai una visione della città affascinante e malinconica, con le luci notturne dei grattacieli che iniziano ad accendersi, da un punto di vista che nei soliti giri turistici non hai…

La stazione precedente a Koneji Station è Nakano, dove è presente Nakano Broadway, una via caratterizzata da mercatini, negozi e bancarelle dedicate all’usato della cultura pop: vecchi giocattoli e merchandise di anime e personaggi dei manga degli anni ’70. Avevamo in programma di fermarci prima lì ma non ne abbiamo avuto il tempo, sarà per la prossima volta!

Fatta una passeggiata a Koenji, decidiamo di mangiare qualcosa da Hattifnatt, un ristorante costruito come fosse una casa delle fiabe… Una casa delle fiabe nel quartiere punk di Tokyo!

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Qui però restiamo delusi: magari noi avevamo chissà quali aspettative ma il posto lo abbiamo trovato stucchevole, eccessivamente infantile con tutti gli animaletti disegnati alle pareti, e i tavolini tipo asilo, eccetera.

Abbiamo criticato ferocemente il posto, insultando praticamente ogni cosa, tanto parlavamo italiano e nessuno poteva capirci, e al momento di ordinare abbiamo detto che ci eravamo ricordati di avere un altro impegno e siamo andati via. Solo in quel momento ci siamo accorti che accanto a noi c’era un’italiana, che viveva a Koenji ed era cliente abituale nonché amica dei proprietari!

Avevamo dimenticato la regola fondamentale degli italiani che vanno all’estero: non pensare “posso dire quello che voglio tanto non mi capiscono”: gli italiani sono OVUNQUE nel mondo!

Dopo avere deciso che nemmeno l’Izakaya PUMP faceva per noi (e pensare che tutto era partito da lì!) facciamo un giro tra i localini sotto il cavalcavia della stazione.

Spoiler: non mangeremo neppure lì, perché, questo yokocho mezzo sotterraneo era l’unica zona di Tokyo (città dove puoi davvero infilarti in qualsiasi bugigattolo con la certezza di mangiare bene, sano e a buon mercato!) che non ci ispirava fiducia a livello di igiene… Alla fine abbiamo mangiato in una specie di fast food che si trovava nella piazza accanto, frequentato principalmente da pakistani (boh) dove potevi scegliere se comprare i pacchi di surgelati o farteli cucinare e servire là…

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Il Balitora. Foto tratta da qui.

Comunque, tornando ai localini sotto il cavalcavia, abbiamo comunque provato a bere una cosa là: ci siamo seduti al Balitora, un minuscolo izakaya che fa angolo: una parte si trova fuori dal cavalcavia, una parte dentro. Ti siedi là fuori su minuscoli sgabelli con delle cassette di frutta messe a mo’ di tavolino…

La zona sotto il cavalcavia di Koenji Station è uno dei tanti yokocho di Tokyo, i vicoli dove passare una serata saltando tra localini, bar e minuscoli ristoranti.

La blogger di La vita quotidiana in Giappone, nel suo post, cita anche la zona del Golden Gai e Omoide Yokocho, ma ce ne sono davvero tantissimi, di cui parlerò magari in un prossimo post.

Magari la zona di Koenji non è per chi visita Tokyo per la prima volta, o per chi è più schizzinoso, ma è sicuramente un luogo interessante, una Tokyo alternativa, da scoprire,  fuori dai soliti itinerari. 

4 pensieri riguardo “Koenji: Tokyo punkabbestia

  1. Koenji è un quartiere stupendo! E’ uno dei più affascinanti di Tokyo perché sembra un po’ una città e ha uno spirito tutto suo. Credo che qui si sia in qualche modo ‘trasferito’ lo spirito della Tokyo più originale e giovane che un tempo era di Harajuku, oggi molto diversa da quello che era (e chissà in futuro, ho letto che molti negozietti indipendenti faranno fatica a sopravvivere al periodo di emergenza). E’ vero non ne ho mai scritto, forse perché le cose che piacciono di più sono quelle di cuui fatichi a scrivere davvero. Ci sono stato anche in uno degli ultimi viaggi quando ho trovato (per puro caso) la festa del quartiere, con awa odori, musica e altro (è sul mio instagram fra l’altro, nelle storie in evidenza di Tokyo).
    Questo per dire che hai scritto un post molto bello e che mi hai fatto venir voglia di scriverne (e di tornarci, quando sarà possibile, e visitare quelle izakaya!)
    Ciao!
    Patrick

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    1. Ciao Patrick, è davvero un grande piacere trovare un tuo commento, il tuo blog è uno dei nostri principali punti di riferimento durante i nostri viaggi in Giappone!
      Sì, mi aveva stupito che non avessi scritto di Koenji, ma Tokyo è talmente grande e piena di cose da scoprire (e in continuo mutamento!) che parlare diffusamente di ogni quartiere è praticamente impossibile.
      Sono molto, molto felice di leggere che invece Koenji è uno dei posti che ti piacciono di più e che ti ho fatto venire voglia di scriverne, non vedo l’ora di leggerti!
      Ciao!

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  2. Deve essere bello il Giappone, tu sai che a me piacciono le cose giapponesi, ho stampe e anche molte tazzine e teiera giapponesi, peccato che siano dispari…💖💖💖💖💖

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